Il ripristino ambientale delle aree estrattive e la tutela della biodiversità sono parte integrante della strategia aziendale di Italcementi. Un impegno fondamentale che l’Azienda promuove anche attraverso iniziative come il Quarry Life Award. San Giustina è l’ex cava Italcementi di Castenedolo (BS) che ospiterà i progetti della quinta edizione del concorso, un sito che grazie a un grande progetto di ripristino ambientale è oggi il più grande bosco di pianura di tutta la Lombardia. Ce lo racconta Laura Cameroni, che ha seguito il progetto in prima persona.

Il Bosco di Castenedolo è un bell'esempio di articolato intervento di rimboschimento, nato con l'ambizioso obiettivo di riportare la natura e la biodiversità in un sito estrattivo non più coltivato. Una visione di lungo periodo che permette oggi di vedere un giovane bosco in piena crescita e domani di godere di un bosco denso e selvatico, dove la flora e la fauna potranno trovare rifugio e nutrimento.

Il rimboschimento è frutto di un'attività compensativa sviluppata da Italcementi a fronte dell'ampliamento di alcune sue cave situate in altre località che forniscono marna e calcare alla cementeria di Rezzato-Mazzano (BS), un

intervento che è andato a completare il mosaico di azioni per la piena restituzione ecologica del sito di Santa Giustina, dismesso negli anni precedenti. Tutte le operazioni a favore del ripristino della biodiversità hanno seguito i necessari iter autorizzativi, di ordine sia forestale, sia paesaggistico, e sono stati effettuati in piena conformità di quanto prescritto dalla normativa vigente e dagli Enti preposti.
 

Il progetto di rimboschimento
 

La realizzazione del nuovo bosco ha visto la piantumazione di oltre 30.000 specie autoctone e di provenienza locale, sia arboree che arbustive, adatte alla tipologia di terreno disponibile su una superficie piana di circa 20 ettari divisa in 5 lotti. Si tratta del bosco di pianura più grande di tutta la Lombardia.

La scelta delle specie è stata effettuata pensando alla naturale evoluzione del bosco, mescolando specie a più veloce accrescimento, in grado di ricreare rapidamente condizioni di ombreggiamento e nutrimento del terreno come pioppi, olmi, frassini e aceri, a specie a più lenta crescita, tipiche del bosco affermato come querce, carpini, affiancandole a specie minori e ormai rare nel tessuto forestale planiziale ma di grande importanza ecologica come sorbi, ciliegi, tigli, melo selvatico.

A queste sono state affiancati nuclei e file di arbusti quali cornioli, sanguinelli, rose selvatiche, fusaggini, prugnoli, ligustri, sambuchi e biancospini, di fondamentale importanza per il sostentamento di uccelli e insetti.

Le attività di rimboschimento hanno previsto la messa a dimora delle piante secondo uno schema predefinito che ha cercato di minimizzare la rigidità dell'impianto, alternando file di specie arbustive a file di specie arboree con diverso passo che consentisse, allo stesso tempo, il passaggio dei mezzi per le manutenzioni.

Tutte le piante sono state protette dalla brucatura della fauna selvatica e dai possibili danni dello sfalcio dell'erba con shelter fotodegradabili che, alla fine dei sette anni di manutenzione, vengono puntualmente rimossi e con biodischi pacciamanti; inoltre ogni pianta è stata dotata di tutore per il mantenimento della verticalità, fondamentale durante i primi anni di impianto.

Le piante sono poi state seguite per sette anni dalla messa a dimora (il Lotto 3 e il Lotto 5 sono attualmente ancora nella fase di manutenzione) con bagnature e irrigazioni di soccorso specialmente i primi anni dall'impianto, costante ripristino della verticalità, sfalcio dell'erba almeno due volte l'anno e sostituzione delle fallanze seguendo la strada indicata dai tassi di mortalità delle diverse specie, andando così a ottimizzare la presenza delle specie più adatte alla stazione.

Le attività di messa a dimora e di manutenzione hanno necessitato di una attenta cura e sorveglianza, a partire dalla Direzione Lavori alla assidua presenza del personale incaricato, sia della stessa Italcementi che delle ditte incaricate dei lavori. I lavori di messa a dimora si sono protratti dal 2012 al 2016, dal collaudo finale di ogni lotto sono poi iniziati i sette anni di manutenzione previsti, con ultimazione completa dei lavori prevista nel 2023.

Oggi possiamo così ammirare una vasta area forestale in piena e rigogliosa crescita, di cui si vedono già gli effetti sulla biodiversità: ingresso di specie erbacee a fiore e notevole incremento della fauna selvatica in tutte le sue componenti, in particolare quelle relative a insetti, uccelli e rettili.

Il futuro vedrà una sempre maggiore copertura del terreno da parte delle chiome degli alberi, con la ricreazione di quelle caratteristiche di nemoralità che sono fondamentali per l'auto conservazione del bosco stesso e di un paesaggio purtroppo dimenticato, quello del bosco di pianura.

Il Bosco di Castenedolo avrà così una fondamentale funzione nella rete ecologica della pianura bresciana e un ruolo paesaggistico di primo piano per la Collina di Castenedolo, che la caratterizzerà anche dal punto di vista fruitivo.